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Blow Up - February 2003

The Man With The Drums
Story by Stefano Bianchi

Boxhead Ensemble, Lofty Pillars, Pinetop Seven, Bobby Conn, On Fillmore, Wilco e adesso Loose Fur: cosa lega insieme band tanto diverse?  Il batterista, un riservato protagonista dei nostri anni che si chiama Glenn Kotche.

In silenzio e con nessuna appariscenza, il batterista Glen Kotche e stato uno dei protagonisti del 2002: dietro ai tamburi dei poplarissimi Wilco di "Yankee Hotel Foxtrot" per una delle ipotesi rock piu intriganti dell'anno; assieme a Darin Gray negli On Fillmore per un'indovinata e originale sintesi avant rock; in trio con Fred Lonberg-Holm nelle vesti di improvvisatore jazz-cameristico; come solista a ipotizzare percorsi di poliritmie neominimaliste.

Kotche ha 32 anni e suona da molto tempo come session man per formazioni e in scene molto diverse tra loro.  Lo ricodiamo in "The Golden Age" di Bobby Conn, nei Lofty Pillars di Michael Krassner (che l'ha voluto anche nel Boxhead Ensemble), nei Pinetop Seven, nel Sinister Luck Ensemble, accanto a Jim O'Rourke nelle sue uscite 'pop' e infine, lo scorso anno, con i Wilco, in duo con Darin Gray come On Fillmore, come solista per "introducing,", ancora accanto a Darin Gray per il solo di quest'ultimo "St. Louis Shuffle", con Fred Lonberg-Holm e Jason Roebke per "A Valentine For Fred Katz" e infine, in questi giorni nell'esordio dei Loose Fur, un trio composto assieme a Jim O'Rourke e Jeff Tweedy che ha realizzato un disco d'esordio di sorprendente freschezza e originalita (era il nostro disco del mese scorso). Ce n'e abbastanza per intervistarlo, visto che se continua di questo passo rischia di diventare l'ennesimo mister prezzemolo in arrivo da Chicago.

BU: Glenn, tu suoni da molto tempo ma sei salito alla ribalta solo dopo il successo dell'ultimo album dei Wilco: non e un po' frustrante?

GK: No...in verita per un po' ho pensato che ci dovesse essere una cospirazione contro di me ma addesso la situazione si e completamenta capovolta.  Non ho iniziato a suonare e a registrare dischi per arrivare sotto i riflettori - se cosi fosse stato certo non avrei dovuto suonare la batteria - e pertanto non mi sono mai aspettato nulla dal punto di vista del riscontro pubblico, che e solo un aspetto secondario del successo; molti dei miei musicisti e dischi preferiti sono terribilmente sottostimati, ed e questo che e veramente frustrante per me.  Io amo solo suonare e cerco unicamente di sopravvivere facendo quello che preferisco; non mi faro mai avviluppare degli aspetti non musicali che stanno atoorno alle band.

BU: Hai suonato quasi ogni tipo di musica e ogni volta ti sei trovato alla perfezione in qualsiasi contesto...si tratta solo di professionalita oppure di semplice etero geneita?

GK: Amo molto suonare la batteria e le percussioni, questo e il primo dato di fatto.  Non voglio esser conosciuto come un camaleonte - nel senso che suono esattamente quello che mi viene chiesto nelle diverse situazioni - ma non voglio neanche porre la mia "firma" personale in qualsiasi cosa io faccia.  Cerco di tenere il mio ego fuori della porta e suonare cio che serve in ogni circostanza.  Talvolta questo puo significare un suono che si adatti bene alle parole di un cantante, talaltra che si inserisca al meglio dentro un ensemble strumentale o magari che ne venga fuori una linea ritmica che supporti una canzone.  Suono solo per la canzone insomna - nessun'altra ragione.  Scelgo con attenzione le persone con cui lavorare e spero che il mio approccio sia abbastanza personale perche alla fine una piccola parte di me entri dentro alla musica, che io lo voglia o meno e comunque spostando un po' dal mio lato il suono finale...

BU: Come hai sviluppato la tua tecnica, o meglio, diresti di riconoscerti in una tecnica particolare, in una 'scuola'?  E chi sono quindi i tuoi batteristi preferiti, quelli che ti hanno ispirato?

GK: Credo che il mio stile sia una naturale combinazione dei miei interessi e di tutte le esperienze musicali che ho avuto nella vita.  Quand'ero ragazzo amavo l'heavy metal e il prog rock, poi da teenager mi sono perso completamente dietro ai Beatles e agli Stones e in generale alla musica piu strettamente legata alla forma canzone.  Al college la mia fase successiva e stata quella di Dylan, di Neil Young, e del jazz - in particolare Miles Davis.  Durante tutto il tempo ho sempre suonato solo la batteria, tanto nella bands della scuola che in alcuni ensemble percussivi e persino in un paio di musical.  Dopo il college ho inziato a interessarmi all'improvvisazione e alla sperimentazione, e poi, per ultimo, alla musica etnica.

Quando mi riascolto cerco sempre di capire a cosa e dovuta quella certa forma che ho utilizzato istintivamente; mi serve molto come autoanalisi.  Per esempio, la manera particolare in cui suono su Women of the World, dall'album "Eureka" di Jim O'Rourke, e dovuto alle cose che ho imparato nelle orchestr e negle ensemble percussivi; su Reservations e Ashes, da "Yankee Hotel Foxtrot" dei Wilco, ho messo tutta l'esperienza che ho fatto suonando per anni cover dei Beatles e di Dylan; per i dischi dei Lofty Pillars e di Simon Joyner posso dire che probabilmente sono andato ancora piu indietro nel tempo... Tutte le diverse variabili si sono mescolate insieme negla anni fino a dar vita a quello che posso immaginare sia 'il mio stlle' - o almeno lo spero!

Un altro aspetto molto importante e tenere le orecchie ben aperte, essere sempre ricettivi verso i suoni che non si conoscono, le nuove idee e le maniere iusuali che si ascoltano.  Seguo i batteristi piu diversi e non mi vergogno affatto a dirti che cerco di imparare continuamente.  Quando insegnavo, prima di entrare nei Wilco, imparavo moltissimo da miei stessi studenti, per esempio quando eseguivano un pezzo o una partitura diversamente da come avrei voluto io, cosi, solo per ribellarsi a me, o magari solo perche sbagliavano.  Ci sono cose interessantissime anche negli errori difatti, basta cercare di capire bene 'perche' si fanno e magari trasformare un errore in una linea nuova...

Ho molti eroi musicali, alcuni appartengono al mondo del rock come Maureen Tucker dei Velvet Underground, John French (Drumbo) della Magic Band di Beefheart, Bonham degli Zepplin, Levon Helm alla Band, Ringo Starr, Kenny Buttrey, che suona in "Harvest" e in "John Wesley Harding", Jaki Leibzeit dei Can e Martin Atkins dei P.I.L. Altri sono quelli dell'improvvisazione e del jazz, come Jon Christensen, che suona in dozzine di titoli ECM, Paul Lovens e Paul Lytton, Tony Oxley, Eddie Prevost, Gunter Muller, Andrew Cyrille, Rasheid Ali e Jack Dejohnette.  Infine ci sono amici come Tim Barnes e Michael Zerang.

BU: Da quanto mi risulta hai iniziato come compositore di colonne sonore: quali sono i film che hai musicato e quali invece desidereresti aver composto?

GK: In realta ho iniziato come batterista rock e mi sono lasciato coinvolgere nelle colonne sonore solo negli ultimi anni...  Quella su cui ho lavorato di piu probabilmente e state quella di "Chelsea Walls" di Ethan Hawke.  Jeff (Tweedy) era stato chiamato a comporre la musica del film e chiese a me di aiutarlo - questo accadeva prima che entrassi ne Wilco.  Jeff aveva gia un'idea generale oer la insieme le diverse storie del film (una cosa molto alla Altman).  Poi, quando arrivai io, improvvisammo insieme tutta la musica in modo da adattarla alle diverse situazioni,  Ho anche lavorato con il Boxhead Ensemble per le diverse riscriture di "Dutch Harbor" e per "Two Brothers".  Quando ero nei Birddog la nostra musica venne usata per il film indipendente "The Big Weird Normal"; l'ultima coso che ho fatto in quest'ambito, "Trying to Break Your Heart", e un documentario sui Wilco.  Ma ci sono state altre piccole esperienze: un film HBO chiamato "The Smashing Machine", alcune piccole parti che ha usato Tim Barnes quando ha realizzato il suono per "Hearts of Atlantis", qualche spot commerciale ecc.  Non moltissimo, anche se credo che mi dedichero ancora a certa cose minori oerche mi divertono molto.

BU: Per quanto posso dire, mi pare che is primi album per i quali hai scritto musica personalmente sono stati il tuo "Introducing" e l'album degli On Fillmore, visto che su "Yankee Hotel Foxtrot" non compari come autore...

GK: E cosi.  Visto che sono un batterista posso sempre dare un contributo personale alle canzoni - qualche volta in maniera poco significativa e altre cosi importante da cambiare la direzione di un pezzo - ma in generale non scrivo i pezzi.  Per quanto riguarda la genesi di un brano e la sua melodia, i dischi che citi sono i miei primi veri 'figli".

BU: L'aspetto piu evidente del tuo suono probabilmente e quello 'tradizionalista' o se vogliamo 'neo country' e 'neo folk', se consideriamo quanto hai fatto con i Lofty Pillars, i Pinetop Seven, il Sinister Luck Ensemble e i Wilco.  Come ti poni di fronte alla tradizione, qual e il tuo rapporto con la memoria americana, considerato che il tuo atteggiamento e sempre piuttosto 'avant?

GK: Sono andato a scuola nel Kentucky e ho suonato con due grandi cantanti e songwriters come Paul K. e Bill Santen dei Birddog; e stato con loro che ho imparato a far andare d'accrdo le parti di chitarra con le parole.  Quindi sono tornato a Chicago per la prima volta e ho iniziato a suonare come session man, o qualcosa di simile, nei diversi dischi pubblicati dai ragazzi della Truckstop.  Loro sapevano che posso suonare quieto e rispettoso dei cantanti ma riesco anche ad aggiungere qualcosa alla musica perche mi scelgo sempre oculatamente i musicisti con cui collaborare.  Questo e stato il periodo in cui ho suonato nei dischi di Simon Joyner, Edith Frost, Matt Marque e Michael Krassner (cioe i Lofty Pillars).  Per quanto riguarda il mio rapporto con la tradizione, posso dirti che la gran parte dei batteristi che ho citato prima sono innanzi tutto dei grandi musicisti e poi dei grandi batteristi - non so se mi capisci.  E la 'tradizione' e qualcosa che non puoi quantificare anche se volessi perche e parte di te, e la tua stessa vita.  Ma allo stesso tempo non puoi restare attaccato alla musica dei padri perche il modo migliore per rispttarla e farla crescere nei tempi in cui vivi.

BU: C'e anche una parte allegra e scanzonata nel tuo suono; penso ad esempio ai dischi che hai inciso con Bobby Conn o con Fred Lonberg-Holm per "A Valentine For Fred Katz", un disco che dietro l'apparenza seria a me sembra molto divertente e divertito...

GK: Devo dire che mi sono senz'altro divertito a suonare nei dischi che citi, alla fine si e trattato di una specie di amarcord, un tuffo nel passato.  Nei dischi di Bobby ho suonato pomposo e pesante come facevo da ragazzo nelle mie prime band di rock classico e metal.  Il disco tributo realizzato da Fred e swing molto rigido e tradizionale, dello stesso tipo che suonavo al college.  Forse e per qusto che appaiono gioiosi e leggeri, perche ogni volta eravamo tutti consapevole che stavamo tornado indeitro nel tempo, per ognuno alla propia adolescenza.

BU: Un ennesimo aspetto del tuo suono e quello che abbiamo ascolatato con gli On Fillmore.  I nomi che ho citato nella recensione sono stati quella degli You Fantastic!, dalla precedente eperienza di Darin, poi i This Heart, qualcosa di industrial e qualcosa di jazz & blues molto scuro e informale...

GK: Be', sono un grandissimo fan di Charles Hayward e di Thymme Jones, quindi si tratta di  paragoni che mi lusingano.  Darin e io inizialmente volevamo eslorare aspetti diversi delle nostre rispettive techiche inserendo nel disco anche ritmi tribali e 'coloniali'.  Visto che siamo un duo, abbiamo cercato di restare molto 'minimalisti' pur mantendendo come caratteristica di base una certa complessita della scrittura dentro la quale volevamo che il suono crescesse e si arricchisse attraverso l'improvvisazione.  Il disco alla fine e nato praticamente do solo, ci mandavamo idee i'un l'altro ed esse si componevano magicamante insieme.  Quando lo abbiamo mixato pensavamo veramente in termini visivi - diciamo come le cose cambiavano e si evolvevano nel corso del disco.  Abbiamo gia iniziato a scrivere il successore, che sara molto piu melodico del precedente, cioe senza cosi tante parti di batteria, se posso riassumere.

BU: Il tuo disco solista e un album molto particolare.  Posso dire che c'e dentro un gusto molto minimalista, nel senso classico del termine?  Due nomi ricrrenti mentre lo ascoltavo erano quelli di Steve Reich e Terry Riley, cosi come un certo peculiare 'asian mood'...

GK: Ritengo "Introducing" un'esplorazione di ritmi coincidenti.  Il ritmo ovviamente e una parte enorme dell'essere batterista; per questo disco pero volevo andare oltre me stesso, oltre il mio ruolo esatto e tradizionale.  Volevo esplorare ritmi che non avrei immaginato normalmente o ai quali non sarei arrivato se non con un album tutto mio.  E un collage di homedi home recordings che ho inciso negli ultimi anni e poi ho ripreso e riassemblato lasciando al caso una responsabilita considerevole del risultato finale proprio per far si che questi 'ritmi coincidenti' diventassero proprio tali.  E lo stesso posso dire anche per quanto riguarda l'aspetto strettamente melodico.  Ho usato un vibrafono e i 'crotali', che sono piccoli strumenti percussivi con un martelletto di legno alla cui base ci sono dei lunghissimi sostengni e piccoli motori che fanno oscillare il suono.  Alla fine questo marchingegno riesce a creare ogni sorta di ritmo che resta sempre indipendente dal ritmo dominante suonato con gli strumenti stessi. Sembra complicato ma invece e molto semplice, si tratta in pratica di di poliritmie delle quali il musicista stabilisce le coordinate ma che poi si muovono da sole interagendo con il ritmo 'vero' della batteria e delle percussioni.  Questo era quello che colevo esplorare, e volevo farlo in maniera che il risultato restasse comunque divertente, o almeno interessante da ascoltare.

BU: Nell'album dei Loose Fur un nuovo cambiamento; stavolta ti direi che la lancetta dell'orologio si sposta verso uno spazio-tempo che sta tra la fine degli anni Sessanta e L'inizio dei Settanta e che a me ha ricordato molto certe cose di Crosby Stills Nash & Young trasfigurate per il Duemila...

GK: Ti ringrazio molto, per me e il miglior complimento possibile perche anche se non si e fan di quella musica credo sia impossible non riconoscere che i dischi incisi in quegli anni erano exxezionali e sprattutto avevano un grande SUONO.  Abbiami scritto i pezzi dei Loose Fur e li abbiamo registrati in poche settimane.  Quasi tutte le canzoni sono state incise in diretta e senza alcun overdub.  Tutto e stato molto spontaneo e nulla e stato elaborato o manipolato in studio.  Credo che questa liberta sia avvertita anche dall'ascoltatore - credo anche che sia molto vicino a come i dischi venivano realizzati negli anni '60 e '70.  Inoltre Jim ha dato un calore unico, un suono analogico molto organico; se c'e una cosa che ha controllato minuziosamente prima di registrare e stata la scelta dei microfoni e la loro posizione nella stanza in cui registravamo piuttosto che preoccuparsi delle manipolazioni di studio, cioe di quello che e piu comune fare in questi giorni.  Jim ha dato un'enorme importanza alla spazialita del suono che voleva ottenere perche ritiene che il 'punto di vista' di chi ascolta sia determinante, e che questo vada guidato mentre si registra e non dopo, magari attraverso possibili manipolazioni.

BU: Nel disco c'e una sorta di costante discrasia tra il mood generale delle canzoni e delle voci, e una sorta di 'post west coast' in cui il tuo modo di suonare pare piu frenetico e complicato di quello che presumibilmente pteva servire per ballate sostanzialmente country e folk.  Per continuare il parallelo, nel disco dei Wilco tutto ero piu naturale e 'conseguente'.

GK: I due album sono stati registrati in maniere completamente diverse.  Per "Yankee Hotel Foxtrot" ogni canzone avrebbe potuto avere sviluppi diversissimi, in pratica c'era la possibilita di svolgerle in molte maniere diverse; quando arrivo Jim per mixare tutto quanto le diverse possibilita si ridussero a una che rivelava il 'cuore pulsante' di ogni canzone secondo la visione dell'ingegnere del suono, che poi era lui; poi vennero scelti elementi di studio, piccoli trick diversi e peculiari da aggiungere ai pezzi in modo che testi avessero respiro e ogni canzone si evolvesse diversamente dall'altra.  Come ti dicevo, il procedimento per il disco dei Loose Fur e stato molto diverso; era la prima volta che Jim e Jeff lavoravano insieme direttamente ed era la prima volta anche per me e Jeff; si e trattato di un lavoro piu spontaneo e diretto, forse anche piu ruspante e roots, meno pop direi, anche se nasconde un'anima, che e poi quella di Jeff, da songwriter classico.